Ho iniziato per caso. Talvolta, prima di anno scorso, mi capitava di correre; magari uscivo in strada due-tre di volte di seguito, poi smettevo per quasi un mese. Poi riprendevo, e rismettevo. Correre mi faceva sentire bene: nel fisico e nello spirito. Ma in fondo mi dicevo che non era lo sport che poteva fare per me: sono competitivo, ho bisogno della sfida, dell' agonismo, di qualcuno con cui ingaggiar tenzone. Però le volte che correvo stavo bene, mentre nei periodi di inattività sentivo che mancava qualcosa.
E allora? Allora dopo ignote elaborazioni mentali che si sono fatte strada lentamente nella mia zucca, arrivavo alle seguenti conclusioni:
1) Quando non corro manca qualcosa;
2) Quando corro sto bene;
3) Devo darmi un obiettivo, anzi più obiettivi, da poter
raggiungere. Incanalare dunque la vena agonistica verso me stesso, in positivo;
4) Vietato porsi dei limiti, chè con la volontà e la perseveranza si arriva dove si vuole.
Ovviamente queste sono azioni che si adattano bene alla mia forma mentis, ma possono essere valide anche in generale. Non sono però degli assiomi. Posso solo testimoniare che per me hanno funzionato.
Un anno fa pensare di correre per 10 km sembrava una chimera; oggi 10 km è la distanza che corro in un normale allenamento.
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| La nostra amata ciclabile |
In definitiva mi ritengo fortunato: ho una passione che mi assorbe, che mi fa stare alla grande e che non nuoce a nessuno.
Se avessi avuto la mania per il gioco d' azzardo sarebbe stato peggio no?

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