Il Lungo della domenica mattina, inizia il sabato sera. Infatti, per evitare di stramazzare al suolo a metà percorso, la sera prima è cosa buona e giusta evitare di mangiare e bere come alpini al loro raduno annuale. Certo, non è necessario neanche passare una serata in stile Pai Mei, con una ciotola di riso e teste di pesce. Una via di mezzo può andare.
Al solito sveglia alle sette e mezza, colazione, un pò di balocchi e lotta coi figlioli, e poi a un quarto alle dieci salgo in auto e vado al punto di ritrovo. Ho fissato come sempre con Matteo, mio compagno di corsa, e anche un pò allenatore: mi prepara le tabelle per le gare e mi dà buoni consigli, che cerco di non disattendere. Anche perchè vedo che funzionano, come quello di non fare l' alpino la sera prima di correre.
Partiamo, il primo chilometro a passo blando, per riscaldarsi. E' caldo, sarà una cosa dura, temo. Entriamo in ciclabile di buona lena, non tanto però da non poter parlare. Si chiacchera del più e del meno, di allenamenti, di cene, si scherza. Incontriamo diversi amici a correre, ci salutiamo con un sorriso, un cenno della mano e lo sguardo complice. Succede sempre così, anche con chi non conosci. O meglio, a me fa questo effetto, mi vien spontaneo di salutare tutti. Penso sia qualcosa di molto simile al senso di appartenenza. E' una cosa che mi piace molto.
Finita la ciclabile ci buttiamo sulla statale e poi sù, verso La Gracchia, Piazzano e Mucciano. In piena campagna mugellana, prima sull' asfalto e poi strade bianche; tra campi di grano ancora verdissimo, e ai margini dei boschi. Pezzo impegnativo, faticoso. Lo sterrato richiede più attenzione a dove metti i piedi. Pure la conversazione cambia, facendosi più arduo il percorso, anche questa sale inspiegabilmente di livello, diciamo così. Ragioniamo di libri a tratti, tra uno sbuffo e l' altro, di Hemingway e di Fitzerald. Pare una cazzata ma non lo è.
![]() |
| Verso La Gracchia |
![]() |
| Il dirittone in salita di Mucciano |
Dopo Mucciano siamo di nuovo in strada, poi San Giovanni e Collina. Gli ultimi chilometri sono duri. Fa caldo, siamo stanchi e rossi come tacchini. Per fortuna sono tutti o quasi in discesa. Non parliamo più, penso solamente a quanto manca. Controllo piuttosto compulsivamente l' orologio navigatore. Distanza, velocità, battiti. Mi fanno male le gambe, le ginocchia pungono a ogni passo nella discesa sconnessa. Fanculo la discesa. Ma sempre meglio della salita, perdio.
Entriamo in Borgo, saluto la maestra di mio figlio Francesco, che mi sorride divertita. Ultime centinaia di metri, in allungo, belli fieri.
Siamo arrivati, 18 km.
Sorrisi, pacche sulle spalle e ciao alla prossima.


Nessun commento:
Posta un commento