martedì 23 maggio 2017

Un allenamento con Claudio Guidotti

Domenica mattina, ho avuto il piacere di correre con Claudio Guidotti. Qui da noi Claudio è un' icona. Il suo nome lo abbini immancabilmente alla corsa e al Passatore, il Santo Graal delle competizioni podistiche: 100 chilometri, da Firenze a Faenza. Una roba che a pensarci, mette pensiero a farla pure in auto. 

Quello che colpisce subito di lui è il suo modo di correre. Ognuno di noi ha il proprio stile, ovviamente. Ma il Guidotti lo riconosci da lontano, quando vedi la sua pelata lucida avanzare implacabile sulla strada. Più che correre, sembra che nuoti. Muove le braccia, in un turbinio, quasi ad afferrare e buttare dietro di se' i metri che si stagliano davanti. E, metro dopo metro, macina settimanalmente più chilometri di un pendolare. 


Parlare della corsa quando si corre è come parlare di cibo quando mangi, viene naturale e mette bene. E così, per tutto il percorso, abbiamo chaiccherato come vecchie comari. Anzi, ad onor del vero, lui parlava ed io ascoltavo. Con Claudio non potevamo non parlare del Passatore; sia perchè sabato prossimo si svolgerà questa gara straordinaria, sia perchè lui dall' alto delle 29 - ventinove !! - edizioni che ha portato a termine, di cose da raccontare, ne ha davvero tante. Al netto degli aneddoti, alcuni divertenti, altri grondanti fatica e sofferenza, quello che mi ha colpito di più, è stata la passione con cui ha narrato alcune delle sue esperienze. Col suo sguardo sempre frizzante, dietro i suoi inseparabili occhiali, che solo chi ama profondamente quello che fa, riesce ad avere. 



eccolo


La corsa è stata breve, sette chilometri circa, ma a suo modo è stata un' esperienza. 


Avrei voluto fosse stata molto più lunga.


lunedì 15 maggio 2017

Il Lungo

La domenica è il mio giorno del " Lungo ". Ovvero di quell' uscita settimanale con un più chilometri da percorrere. 

Il Lungo della domenica mattina, inizia il sabato sera. Infatti, per evitare di stramazzare al suolo a metà percorso, la sera prima è cosa buona e giusta evitare di mangiare e bere come alpini al loro raduno annuale. Certo, non è necessario neanche passare una serata in stile Pai Mei, con una ciotola di riso e teste di pesce. Una via di mezzo può andare.


Al solito sveglia alle sette e mezza, colazione, un pò di balocchi e lotta coi figlioli, e poi a un quarto alle dieci salgo in auto e vado al punto di ritrovo. Ho fissato come sempre con Matteo, mio compagno di corsa, e anche un pò allenatore: mi prepara le tabelle per le gare e mi dà buoni consigli, che cerco di non disattendere. Anche perchè vedo che funzionano, come quello di non fare l' alpino la sera prima di correre. 


Partiamo, il primo chilometro a passo blando, per riscaldarsi. E' caldo, sarà una cosa dura, temo. Entriamo in ciclabile di buona lena, non tanto però da non poter parlare. Si chiacchera del più e del meno, di allenamenti, di cene, si scherza. Incontriamo diversi amici a correre, ci salutiamo con un sorriso, un cenno della mano e lo sguardo complice. Succede sempre così, anche con chi non conosci. O meglio, a me fa questo effetto, mi vien spontaneo di salutare tutti. Penso sia qualcosa di molto simile al senso di appartenenza. E' una cosa che mi piace molto.


Finita la ciclabile ci buttiamo sulla statale e poi sù, verso La Gracchia, Piazzano e Mucciano. In piena campagna mugellana, prima sull' asfalto e poi strade bianche; tra campi di grano ancora verdissimo, e ai margini dei boschi. Pezzo impegnativo, faticoso. Lo sterrato richiede più attenzione a dove metti i piedi. Pure la conversazione cambia, facendosi più arduo il percorso, anche questa sale inspiegabilmente di livello, diciamo così. Ragioniamo di libri a tratti, tra uno sbuffo e l' altro, di Hemingway e di Fitzerald. Pare una cazzata ma non lo è. 




Verso La Gracchia




Il dirittone in salita di Mucciano


Dopo Mucciano siamo di nuovo in strada, poi San Giovanni e Collina. Gli ultimi chilometri sono duri. Fa caldo, siamo stanchi e rossi come tacchini. Per fortuna sono tutti o quasi in discesa. Non parliamo più, penso solamente a quanto manca. Controllo piuttosto compulsivamente l' orologio navigatore. Distanza, velocità, battiti. Mi fanno male le gambe, le ginocchia pungono a ogni passo nella discesa sconnessa. Fanculo la discesa. Ma sempre meglio della salita, perdio. 

Entriamo in Borgo, saluto la maestra di mio figlio Francesco, che mi sorride divertita. Ultime centinaia di metri, in allungo, belli fieri. 

Siamo arrivati, 18 km.


Sorrisi, pacche sulle spalle e ciao alla prossima.












martedì 9 maggio 2017

Perchè proprio la corsa

" Oh come ti è presa con questo running? ". Domanda legittima, che spesso mi viene rivolta da familiari-amici-conoscenti, vedendomi parecchio appassionato, diciamo. Come la mi è presa... boh, è così. Sono fasi della vita immagino. E come tutte le vicende umane avrà un inizio e una fine. 
Ho iniziato per caso. Talvolta, prima di anno scorso, mi capitava di correre; magari uscivo in strada due-tre di volte di seguito, poi smettevo per quasi un mese. Poi riprendevo, e rismettevo. Correre mi faceva sentire bene: nel fisico e nello spirito. Ma in fondo mi dicevo che non era lo sport che poteva fare per me: sono competitivo, ho bisogno della sfida, dell' agonismo, di qualcuno con cui ingaggiar tenzone. Però le volte che correvo stavo bene, mentre nei periodi di inattività sentivo che mancava qualcosa. 

E allora? Allora dopo ignote elaborazioni mentali che si sono fatte strada lentamente nella mia zucca, arrivavo alle seguenti conclusioni: 


1) Quando non corro manca qualcosa;

2) Quando corro sto bene;
3) Devo darmi un obiettivo, anzi più obiettivi, da poter
raggiungere. Incanalare dunque la vena agonistica verso me stesso, in positivo;
4) Vietato porsi dei limiti, chè con la volontà e la perseveranza si arriva dove si vuole. 

Ovviamente queste sono azioni che si adattano bene alla mia forma mentis, ma possono essere valide anche in generale. Non sono però degli assiomi. Posso solo testimoniare che per me hanno funzionato.

Un anno fa pensare di correre per 10 km sembrava una chimera; oggi 10 km è la distanza che corro in un normale allenamento. 





La nostra amata ciclabile


In definitiva mi ritengo fortunato: ho una passione che mi assorbe, che mi fa stare alla grande e che non nuoce a nessuno.

Se avessi avuto la mania per il gioco d' azzardo sarebbe stato peggio no?

sabato 6 maggio 2017

Si parte

L'idea di aprire un blog sulla corsa ( idea non proprio originale, ma chi se ne frega ) mi è venuta ieri notte, nel dormiveglia. Complice il libro che sto leggendo, " L'arte di correre " di Murakami, che è sublime romanziere e bravo maratoneta. E nel libro si parla proprio di questo, ovvero di come lo scrivere e il correre, presentino tante cose in comune.
Ora, io non sono un romanziere e per quanto riguarda la maratona... beh ci sto lavorando, però correre mi piace, tanto e pure scrivere. 



Quindi perché no? Perché non provare a raccontare questa passione, che ormai da quasi un anno mi fa uscire di casa col caldo afoso dei tardi pomeriggi di luglio, con la neve, di buio o la domenica mattina, per andare per strada con le mie sobrissime scarpe da running a sudare e durare fatica. 

Bene, si parte allora.







Mugello Marathon: parla il Presidente.

A due giorni dalla 44esima edizione della Mugello Marathon, ho voluto scambiare qualche impressione con il Presidente, Gabriele Sargenti.  ...