venerdì 16 giugno 2017

6,30 di mattina: si corre

Contrariamente a quanto si crede, l' estate è la stagione peggiore per correre. Fa caldo. Fa sempre un sacco di caldo. Specie nelle ore in cui uno può permettersi di prendersi un' ora e mezza di tempo per uscire in strada. In pausa pranzo, col sole a picco, è da folli,  ma anche nel tardo pomeriggio, la situazione non è che sia migliore. 
Complice una chiacchierata con un veterano della corsa e del Trail, Piero Sisti, al quale chiedevo consigli per come prepararmi alla mia prima maratona, a novembre a Firenze, ho iniziato due giorni fa ad allenarmi la mattina presto, alle 6,30. 
Devo dire che mi piace. 
Sveglia alle sei e dieci, mentre tutti dormono, mi vesto in silenzio e sguscio fuori dalla camera, col passo del leopardo, per non svegliare nessuno. 
Tazza di caffè americano con un paio di biscotti - che' a digiuno continuo a rifiutarmi di uscire - mi lavo, allaccio l' orologio gps, metto sù l' iPod e via, sono in strada.

E' una bella sensazione. C' è pure la nebbia stamani, tutto pare ancora più ovattato. 

Mi piace andare a correre verso Mucciano, partendo da Panicaglia, fino al bivio per La Gracchia e ritorno. 10 chilometri tondi.  E' un bel percorso, che passa tra i campi, e dove si incontrano sempre poche macchine. La mattina presto poi, praticamente nessuno. I rari automobilisti che incrocio mi guardano come fossi un marziano. Esattamente come, fino ad anno scorso, avrei guardato io, un tizio che va a correre la mattina presto, invece che starsene tranquillo a letto: " Ma guarda questo bollito... ". Più o meno una roba così. 

Sudo, ansimo, ascolto i Car Seat Headrest. Un tripudio di chitarre elettrice e la voce sgraziata da adolescente del loro cantante, mi danno il ritmo giusto. Mi fermo un minuto a fare qualche foto. Riparto e mi accorgo di non aver messo in pausa l' orologio. E ovviamente mi incazzo. Ricomincio a correre che sembro pagato. A una cinquantina di metri da me intravedo nella nebbia un capriolo, alza la testa, mi guarda perplesso - proprio come gli automobilisti di prima - ci pensa un attimo, e con un balzo si butta nella nebbia e scompare.
Continuo per la mia strada, manca poco ormai. 
Ultimo chilometro tutto in allungo.

Ho fame. Appena arrivo a casa, penso, mi mangio un toast con la carne di gnu, la sottiletta e il tabasco.









nebbione nella brughiera

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