Alcuni di questi allenamenti ( ne scriverò nei prossimi post ) sono micidiali, al limite della tortura cinese e credo dovrebbero esser messi fuorilegge. Mentre li faccio rantolo, bestemmio tutti i santi e mi viene voglia di smettere, di fermarmi e buttarmi su un lato della strada a piangere. Ma poi riesco sempre a portarli in fondo. Ed è una bella soddisfazione, quando arrivo a casa, disfatto e sudato come un prosciutto lasciato sotto il sole di mezzogiorno a Mogadiscio, ma con quella consapevolezza di avercela fatta pure 'sta volta e di aver messo un altro bel tassello nella preparazione della Maratona.
Però poi c'è altra faccia della medaglia, che è una cosa ganza. Ovvero adesso lo scarico del venerdì di 10-11 km e il lungo della domenica di 18 -20 ( entrambi ad un passo tranquillo, con il cuore intorno ai 165 - 170 battiti ) si trasformano in delle bellissime " girate " su e giù per le campagne mugellane, percorrendo sentieri nuovi tra boschetti, campi e vigneti, facendo pure qualche foto e assaporando il piacere di correre. Il correre per correre. Godersi pienamente quello stato mentale e fisico di benessere, dovuto a un rilascio da parte del cervello di dosi massicce di endorfine ( credo si tratti del famoso Runner's high ) che questo sport riesce a regalarti, grazie evidentemente anche al paragone con la sofferenza che spesso ti fa provare.
Alla prossima, dove magari vi descriverò in cosa consistono alcune delle torture cinesi sopracitate.



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