Lo stato mentale in cui il runner si ritrova quando subisce un infortunio è pari a quello di un bambino a cui i genitori negano di fare il bagno al mare. E come un bambino, attraversi varie fasi comportamentali, una più assurda ( e indisponente per chi ti sta intorno ) dell' altra :
1) Il rifiuto: appena ti accorgi di esserti fatto male ( succede quasi sempre mentre ti alleni ), ti dici che non è niente: saranno le scarpe, il freddo, il caldo, gli alieni. Ma lo sai, LO SAI, che non è così. Ti sei infortunato, punto. Fermati e vai a casa.
2) L' auto-diagnosi: torni a casa in qualche modo - a gennaio mi sono fatto 4 km di camminata perché a metà percorso mi ero bloccato con la schiena e non riuscivo più a correre - e ti metti subito a spippolare sul telefonino, cercando di capirci qualcosa. Visiti tutti i siti che potrebbero esserti in qualche modo di aiuto, da forumalfemminile a quello dell' organizzazione mondiale della Sanità. E ovviamente non ne cavi un ragno da un buco. Dunque vai dal fisioterapista, che come prima cosa ti tiene fermo per un congruo lasso di tempo.
3) Depressione: ci siamo, sei ai box. Una settimana o un mese, tecnicamente è uguale. Sei fermo e non te fai una ragione. Stavi preparando qualcosa - la maratona di New York o la 10 Km del più sperduto paesello di provincia, fa lo stesso - e ti tocca interrompere. E ovviamente ti dici che non riuscirai a ritornare in forma per l' evento. Anche se mancano due mesi e mezzo, come nel mio caso. Ciondoli per la casa, strascicando i piedi come uno zombi, alternando momenti di assenza completa ad altri di irascibilità. Diventi una persona da non frequentare.
4) Accettazione: no dai, siamo seri. Finche non riparti non accetti un bel niente. Ti girano e basta. Scalpiti, fai indebite pressioni sul fisioterapista affinché ti rimandi a correre e rimani una persona da evitare finché non tornerai a correre.
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