sabato 16 settembre 2017

L' infortunio

Questa settimana son dovuto stare fermo per una leggera tendinite al tallone destro. 
Lo stato mentale in cui il runner si ritrova quando subisce un infortunio è pari a quello di un bambino a cui i genitori negano di fare il bagno al mare. E come un bambino, attraversi varie fasi comportamentali, una più assurda ( e indisponente per chi ti sta intorno ) dell' altra :

1) Il rifiuto: appena ti accorgi di esserti fatto male ( succede quasi sempre mentre ti alleni ), ti dici che non è niente: saranno le scarpe, il freddo, il caldo, gli alieni. Ma lo sai, LO SAI, che non è così. Ti sei infortunato, punto. Fermati e vai a casa.

2) L' auto-diagnosi: torni a casa in qualche modo - a gennaio mi sono fatto 4 km di camminata perché a metà percorso mi ero bloccato con la schiena e non riuscivo più a correre - e ti metti subito a spippolare sul telefonino, cercando di capirci qualcosa. Visiti tutti i siti che potrebbero esserti in qualche modo di aiuto, da forumalfemminile a quello dell' organizzazione mondiale della Sanità. E ovviamente non ne cavi un ragno da un buco. Dunque vai dal fisioterapista, che come prima cosa ti tiene fermo per un congruo lasso di tempo. 

3) Depressione: ci siamo, sei ai box. Una settimana o un mese, tecnicamente è uguale. Sei fermo e non te fai una ragione. Stavi preparando qualcosa - la maratona di New York o la 10 Km del più sperduto paesello di provincia, fa lo stesso - e ti tocca interrompere. E ovviamente ti dici che non riuscirai a ritornare in forma per l' evento. Anche se mancano due mesi e mezzo, come nel mio caso. Ciondoli per la casa, strascicando i piedi come uno zombi, alternando momenti di assenza completa ad altri di irascibilità. Diventi una persona da non frequentare.


4) Accettazione: no dai, siamo seri. Finche non riparti non accetti un bel niente. Ti girano e basta. Scalpiti, fai indebite pressioni sul fisioterapista affinché ti rimandi a correre e rimani una persona da evitare finché non tornerai a correre.






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