Quindi, qualche tempo fa ho iniziato a stressare il Guidotti per intervistarlo, diciamo così, sulla sua ultima partecipazione al Passatore.
E ieri, sulle panchine del Foro Boario, acquattati all' ombra dei tigli, prima di andare a fare una sgambata, mi ha raccontato del suo trentesimo Passatore:
- Allora Claudio, come è andata?
- E' andata bene, si. Senza grossi problemi, diciamo. Se se esclude un forte dolore al ginocchio nella discesa delle Croci, che poi per fortuna è passato. Sono arrivato in fondo stanco, ma non finito: erano diversi anni che non arrivavo così bene al traguardo. Poi che c'entra, la gara è durissima, e come sempre sopraggiungono le crisi, ma si superano. Sono sempre stato abbastanza presente. Tanto che dal settantesimo al novantesimo chilometro non ho camminato un metro, sono andato in " spinta ".
- Tanta gente?
- Si veramente tanta, a tutti gli orari e in tutti paesi, nelle frazioni. E questa cosa ti dà molta carica, sia quando stai male che soprattutto quando stai bene. Il Passatore è una festa.
- Il momento più duro?
- Sicuramente la discesa delle Croci, fino a Polcanto, col dolore al ginocchio. Ho avuto paura di ritrovarmi come l' anno scorso, quando ho fatto buona parte della gara con il ginocchio bloccato.
- E quello più bello invece?
- L' arrivo è sottinteso ( sorride sornione )... Il passaggio da Borgo, è stato veramente bello. Tanta gente che mi ha riconosciuto e salutato. E poi sulla salita che porta all Colla, perché stavo veramente bene e salivo che era una meraviglia.
- 100 chilometri sono veramente un'infinità. Oltre ad una grande forma fisica, è necessaria anche una strepitosa tenuta mentale. Come si fa a non rimanere schiacciati?
- Io ho sempre pensato che sia una cosa innata. In una gara di 100 chilometri, il 70% lo fa la testa. Certo, senza allenamento fisico non parti nemmeno, ma ci vuole testa. Da Marradi a Faenza ( in pratica una maratona n.d.a. ) psicologicamente è devastante, sono tutte diritte, infinite, e non ti basta più la preparazione fisica, occorre tenere dal punto di vista psicologico . Quindi, da un lato bisogna esserci portati, e dall' altro occorre allenare pure la testa. Io per esempio corro molto da solo in allenamento, perché poi in gara capita di correre per lunghi tratti, spesso quelli più duri, in perfetta solitudine. E poi fare le gare in circuito, tipo la 6 ore del Donatore che ho corso alcuni giorni prima del Passatore, dove si corre per sei ore appunto, su un circuito di un chilometro.
- Ultima domanda: quali consigli daresti a chi vuole provare a partecipare per la prima volta alla 100 chilometri del Passatore?
- Innanzitutto la prima volta non bisogna avere l' ossessione del tempo. Poi partire pianissimo nella prima parte della gara. E' fin troppo facile farsi trasportare dall'' entusiasmo nelle prime fasi della corsa, ma poi lo paghi quasi sicuramente; bisogna saper aspettare, senza guardare quante persone ti passano avanti, che poi se stai bene li riprendi. Attenzione alla Colla! Non ostinarsi a correrla in salita, si può fare a strappi, alcuni pezzi a corsa e altri al passo; e la discesa non lasciarsi andare, anzi, altrimenti si arriva a Marradi con le gambe imballate. Arrivati a Marradi hai più di settanta chilometri sulle spalle, e hai ancora da fare una Maratona. Ecco il Passatore inizia a Marradi: se ti sei risparmiato, se hai dosato bene le energie, riprendi non decine ma centinaia di posizioni.
Insomma il Passatore è un Viaggio, come dico sempre, una gara con te stesso. E godersela, tutta, anche le crisi, che immancabilmente arrivano, è il modo migliore per portarlo a termine.
Finita la chiacchierata siamo andati a correre in ciclabile. 10 chilometri e faceva parecchio caldo.
| Selfone post corsa, leggermente accaldati. |
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